ANITA GARIBALDI

Morrinhos (Brasile), 30/8/1821 – Mandriole di Ravenna, 4/8/1849

Una romantica rivoluzionaria brasiliana naturalizzata italiana

ANITA_GARIBALDI

Quella di Anita Garibaldi è una storia quasi romanzata, che per undici anni ha condiviso il destino dell’Eroe dei Due Mondi, lasciando in lui una traccia indelebile, lei stessa chiamata l’Eroina dei Due Mondi, figura leggendaria nel Risorgimento italiano, incarnando l’ideale di amazzone a difesa dei diritti dei popoli e dell’eguaglianza dei cittadini.

Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva nacque a Morrinhos il 30 agosto 1821 da una famiglia modesta di mandriani di origine portoghese emigrati in Brasile. Fin da adolescente mostrò ben presto la sua indole libera ed emancipata, sprezzante dei pregiudizi e del ruolo subalterno della donna all’uomo, scandalizzando gli abitanti del luogo, al punto che la madre, vedova con sei figli e in difficoltà economiche, le impose di sposare a soli 14 anni Manuel Duarte de Aguiar, un calzolaio ubriacone e violento, da cui avrebbe avuto il primogenito Menotti. Amante della natura, imparò ad andare a cavallo e, quando nel 1835 scoppiò la rivolta detta “degli straccioni”, fu affascinata dai ribelli sognando di divenire una rivoluzionaria.

L’incontro fatidico con Garibaldi avvenne proprio a conclusione della rivoluzione, il 22 luglio 1839 e Anita decise di lasciare il marito ed il figlio per seguire il suo eroe, divenirne la moglie, la madre dei suoi quattro figli e la compagna di tante imprese: lei, donna a fianco di uomini in pericolose battaglie, assegnata alla difesa delle munizioni, fino a finire prigioniera nel 1840, nella battaglia di Curitibanos. Ma anche in quella circostanza mostrò coraggio e determinazione salvandosi con una folle corsa a cavallo. E non fu da meno quando sfuggì ad una seconda cattura, dodici giorni dopo il parto del primo figlio, portandolo nel bosco per quattro giorni, fino a quando non giunse Garibaldi a liberarli.

Nel 1841, si trasferì per sette anni con il suo José a Montevideo, in Uruguay e quindi a Nizza e in Italia, prendendo parte attiva all’avventura risorgimentale (1848-49), fino a quando, al seguito del marito a cavallo, incinta e febbricitante, perse conoscenza e spirò a Mandriole a soli 28 anni durante il suo trasporto verso una clinica il 4 agosto 1849.

Dopo dieci anni, Garibaldi tornò a prendere le spoglie dell’amata e fedelissima moglie per portarle nel cimitero di Nizza. Il suo ricordo sarebbe sempre rimasto forte in lui: quando nel 1860 Garibaldi proclamò Vittorio Emanuele II re d’Italia, volle indossare la sciarpa di Anita e il suo poncho dell’America del Sud.
Oggi riposa a Roma, al Gianicolo.

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