ANNA FRANK

Francoforte sul Meno (Germania), 12/6/1929 – Bergen-Belsen, 1945

Ragazzina ebrea testimone attraverso il suo diario della tragedia della Shoaanna-frank

Anneliese Marie Frank, chiamata da tutti Anna, nacque a Francoforte sul Meno (Germania) il 12 giugno 1929, da una famiglia ebrea molto agiata, il cui patrimonio era andato perduto, a causa dell’inflazione, durante la Prima Guerra Mondiale, nella quale il padre Otto aveva combattuto valorosamente. In seguito alle leggi razziali emanate da Hitler, nel 1933 la famiglia Frank si trasferì ad Amsterdam, dove il padre di Anna trovò lavoro come dirigente in un’importante azienda della conservazione alimentare. Anna era una ragazza vivace, arguta, estroversa e piena di interessi.

Nonostante, dopo l’invasione dell’Olanda da parte dei nazisti, nel maggio del 1940, fossero iniziate le vessazioni per gli Ebrei, i genitori cercavano di far vivere ad Anna e sua sorella Margot una vita sociale intensa, finché, per salvarsi dalle deportazioni, non furono costretti a nascondersi in un alloggio segreto sul retro della ditta in cui lavorava il padre. Il giorno del suo tredicesimo compleanno Anna ricevette in regalo un piccolo quaderno che sarebbe diventato il suo celebre diario (pubblicato postumo per volontà del padre nel 1947): un’amica ideale, Kitty, a cui confidare le sue ansie giovanili ed una cronaca minuziosa di quei tragici due anni di forzata convivenza e prigionia di due famiglie.

La mattina era uno dei momenti più difficili: bisognava stare fermi e zitti per non far trapelare il minimo rumore al personale dell’ufficio sottostante. Otto, uomo colto, ne approfittava per far studiare i ragazzi. Anna detestava la matematica, la geometria, e l’algebra, mentre adorava la storia, le materie letterarie, la mitologia greca e romana, la storia dell’arte. Inoltre, seguiva un corso di stenografia per corrispondenza, amava scrivere, era appassionata di cinema e studiava gli alberi genealogici delle famiglie reali europee.
Al primo agosto 1944 risale l’ultima pagina del diario di Anna. Venerdì 4 agosto, a causa della soffiata di un collaborazionista olandese, tutti i rifugiati ed i loro soccorritori furono arrestati. Margot e Anna passarono un mese ad Auschwitz-Birkenau e vennero poi spedite a Bergen-Belsen, dove morirono di tifo esantematico, prima Margot ed alcuni giorni dopo Anna, attorno al marzo 1945, solo tre settimane prima della liberazione del campo. Una giovane infermiera olandese, Janny Brandes Brilleslijper, seppellì personalmente i cadaveri in una delle fosse comuni del campo e, subito dopo la liberazione, scrisse ad Otto Frank, comunicandogli la tragica notizia.

Oggi “l’alloggio segreto” è divenuto una casa-museo: luogo di ricordo, ma anche un centro di attività per spronare la gioventù a “lavorare nel mondo e per l’umanità”, secondo lo spirito di Anna.

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