ARGIA CASTIGLIONI VITALIS

Rovigo, 1854/5? – Rovigo, 1933

Scrittrice intimista, fervente patriota e antesignana femminista

argia castiglioni vitalis

Nacque a Rovigo nel 1854 o ’55 da Castiglioni Giuseppe da Siena e Cavalieri Vittoria, in una famiglia ebrea benestante da potersi permettere due tate e che risiedeva in via Grande S. Bortolo (oggi via Miani), dove il padre gestiva un negozio. La coeva scrittrice Adalgisa Calzavarini così la descrive: “La poetessa era piccolina, vestiva sempre di nero e indossava lunghe sottane a campana e giacchettine a vita con baschina. Ricordo che aveva mani e piedi piccolissimi, sempre racchiusi, questi ultimi, in alti stivaletti abbottonati al fianco. Aveva un ricciolo nero sulla fronte a guisa di punto interrogativo capovolto. Era una gran signora, sia di aspetto che di modi, spesso parlava a base di massime e proverbi”.

 

Sembra l’esatta descrizione delle figure femminili che popolano i quattro volumi delle sue narrazioni, tutte riconducibili ad un topos letterario molto diffuso nell’800, quello della femminilità negletta, dimessa, non amata. Eppure la Castiglioni seppe essere una presenza vitale nel mondo rodigino a partire dal forte coinvolgimento patriottico e dalle iniziative benefiche, non senza trascurare un’attenzione umanitaria agli aspetti della vita civile, al decoro, ad un mondo sofferente e subalterno, al senso di responsabilità (concetti molto vicini alla cultura ebraica).

 

Sul piano patriottico, ardente ed appassionata, si rivolgeva alla gioventù polesana perché amasse la patria e sostenesse le lotte carbonare; fondamentale, anche come documentazione storica locale, resta l’opera I Carbonari del Polesine e l’insidia di una festa, ispirata ai tragici fatti del San Martino frattense.

Nell’ambito del sociale, da ricordare due fortunate raccolte di fondi con la pubblicazione di Patria a favore del Comitato di Assistenza Civile di Rovigo e di Carbonari, a sostegno del Comitato ”Pro Mutilati” ed infine il suo cospicuo lascito testamentario di 20 mila lire (1 agosto 1933) a favore dell’Accademia dei Concordi.

Ma il suo impegno si realizzò soprattutto attraverso la scrittura: dalla narrativa alla poesia (alla quale si accostò a 40 anni), al giornalismo e la collaborazione col neonato (1890) Corriere del Polesine, sul quale pubblicò anche un romanzo a puntate: Il fantasma della Rotonda, con lo pseudonimo Vita Lis. Tante le tematiche trattate, oltre a quelle già citate: la migrazione, la sofferenza umana, l’attenzione per l’adolescente ed un grande sostegno al movimento femminile.

 

La ricordano una lapide in Accademia dei Concordi come “canto accorato”, una al cimitero ebraico di Rovigo, “poetessa e scrittrice”, ed una via, che il comune cittadino le intitolò il 15 marzo 1954 con la motivazione “Rodigina benefattrice”.

 

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