ERMINIA FUA’ FUSINATO

Rovigo, 23/10/1834 – Roma, 30/9/1876

Poetessa ed educatrice di idee moderne ed anticonformiste

ERMINIA_FUA_FUSINATO

Erminia Fuà Fusinato era una poetessa ed educatrice, proveniente da una famiglia borghese ebraica rodigina, figlia del medico israelita Marco Fuà e di Geltrude Bianchi, nacque a Rovigo nel 1834.
Ancora in giovane età si trasferì a Padova e, grazie allo zio Benedetto, che si occupò della sua educazione, si interessò alla cultura e alla poesia, anche se non conseguì mai titoli di studio.

A soli 18 anni incontrò Arnaldo Fusinato, un poeta e patriota di Schio. Si sposarono nel 1856, nonostante la famiglia di Erminia non fosse d’accordo, perché Arnaldo era cattolico e loro ebrei ed inoltre più “grande” di lei. Erminia andò ad abitare presso uno zio a Venezia e si convertì al cattolicesimo. I due si poterono così sposare e si trasferirono a Castelfranco presso la contessa Teresa Colonna. In questo periodo Erminia conobbe e divenne amica e confidente di Ippolito Nievo e fu promotrice, alla morte di Ippolito, della pubblicazione delle “Confessioni di un ottuagenario”.

Nel 1864 Erminia e Arnaldo dovettero scappare dal Veneto per sfuggire dalle persecuzioni austriache e si rifugiarono a Firenze, e successivamente a Roma, dove Erminia concepì l’idea di avviare l’educazione delle donne italiane: fondò la Scuola Superiore Femminile che diresse su incarico del Consiglio Comunale di Roma.
Negli anni 1870-‘76 ebbe vari incarichi onorifici da parte del ministro della Pubblica Istruzione.

Successivamente il ministro Mamiani la nominò ispettrice per le scuole e i collegi di Napoli. Erminia era diventata un punto di riferimento della cultura pedagogica e nel suo nome sorgevano numerosi istituti femminili. Memorabili le sue conferenze e gli scritti pedagogici e letterari, accanto alla prolifica produzione poetica.
Tutta la sua breve esistenza, intensamente vissuta, è testimonianza di scelte risolute ed autonome, anche controcorrente: in politica, attiva patriota risorgimentale (soprannominata “Quarantotto” e “Giardiniera”); in religione, capace di abiurare alla fede dei padri per amore; nell’educazione, promotrice di un’educazione aperta svincolata da rigide imposizioni; nel lavoro, capace di ricoprire incarichi di responsabilità, pur senza un titolo di studio.

Una figura esemplare coraggiosamente all’avanguardia e preconitrice di una moderna visione di donna colta (anche senza essere andata a scuola), anticonformista e prefemminista, lavoratrice con mansioni dirigenziali oltre il tradizionale ruolo femminile di “angelo del focolare”.
Erminia morì a Roma a soli 41 anni il 30 settembre del 1876 e fu sepolta nel Cimitero del Verano a Roma in una tomba monumentale accanto al marito e a due dei suoi tre figli.

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