ISSICRATEA MONTI

Rovigo, 1561/3? – Rovigo, 1581

Poetessa prodigio prematuramente “caduta all’apparir del vero”

ISSICRATEA_MONTI

Issicratea Monti, la sfortunata ragazza prodigio vissuta solo vent’anni, come la Silvia leopardiana, nacque a Rovigo da una famiglia (Monti o Monte o da/de Monte) originaria di Vicenza, trasferitasi in Polesine agli inizi del XVI secolo. Il padre Giovanni era un uomo dotto, grammatico e appassionato di poesia, la madre, era della nobile famiglia Richiero, discendente dal celebre Antonio Ricchieri, detto Celio Rodigino.

Pur non avendo notizie della sua prima formazione, forse presso un convento della città natia, si può immaginare che sia stata avviata ai primi rudimenti del sapere dal padre e diverse testimonianze dell’epoca, tra cui il Groto, noto come “il cieco di Adria”, che poi diventerà il suo maestro e consigliere, attestano la sua vivace intelligenza ed il talento.

Sembra sia stata allieva di Antonio Riccoboni, quando questi insegnava retorica a Rovigo, finché non gli fu conferito l’incarico all’Università di Padova nel 1571 e che la ragazza, a seguito del trasferimento della famiglia a Padova (forse nel 1580), avrebbe raggiunto per perfezionare i suoi studi classici, conseguendo forse anche l’alloro, fino ad essere fregiata del titolo di dottoressa, tra le prime in Italia.

Intanto, Issicratea componeva i suoi primi scritti di poesia e di oratoria, che, diffusi dalla stampa, erano già molto apprezzati: a soli 14 anni, nel 1577, la Monti scrisse un’orazione in volgare per il doge Sebastiano Venier, cui ne seguì l’anno dopo un’altra e quindi una terza per il nuovo Doge Nicolò da Ponte, dedicata alla moglie del suo omonimo nipote, Marina Gussoni, “studiosa, amica e protettrice delle persone virtuose”.
Il tutto senza trascurare le sue passioni letterarie e culturali, che la spingevano a frequentare gruppi di intellettuali e consorzi accademici, tra cui la neonata Accademia dei Concordi (1580), mentre Padova e Rovigo se la contendevano e, tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, anche Vicenza. E quando l’imperatrice Maria d’Austria, figlia di Carlo X e vedova dell’imperatore Massimiliano II, passò per i domini di Venezia, fu affidato proprio ad Issicratea l’incarico di pronunciare un’orazione (la sua quarta) ad appena diciotto anni.
Ma la vita le riservava un tragico destino: fallito il progetto di matrimonio con il rodigino Luigi Mainente, tra il 1582 e il 1583, pare per una questione di dote che la famiglia di Issicratea non aveva, la giovane si spense dopo una breve malattia a soli 21 anni nella città natia, nel 1584, e fu sepolta nella chiesa di S. Francesco, anche se nel tempo si sono perse le tracce della tomba.

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