LUIGIA GINAMODENA COLORNI

Venezia, 18/11/1881 – ?, 1944/1945

Un’insolita madre coraggio ebrea contro la follia nazista

luigia gina

Luigia Gina Modena, figlia dell’ebreo Abd-el-Kader e di Piacentini Paolina, nacque a Venezia, dove la famiglia si trovava per motivi personali o lavorativi. In età adulta, si trasferì a Padova, dove sposò Colorni Gastone il 12 dicembre 1906, da cui avrebbe preso il secondo cognome. Con lui si trasferì a Rovigo nel 1907, dove nacque l’unico loro figlio: Colorni Ausonio. La famiglia Colorni era benestante e possedeva a Padova una fabbrica di colori e piastre metalliche. Il 21 gennaio 1928 Luigia prese il battesimo cattolico e il 9 aprile dello stesso anno moriva suo marito ad appena 51 anni.

 

Dieci anni dopo, nel 1938, quando furono emanate le Leggi Razziali fasciste, anche la signora Modena con il figlio comparivano nella lista redatta dai carabinieri di Padova tra i non appartenenti alla razza ebraica, in quanto ariani; ma dopo l’8 settembre del ’43 la situazione divenne drastica per tutti coloro che avevano origini ebree. Anche la famiglia, erede di Ausonio Colorni, fu colpita dalla confisca dei beni. Mentre suo figlio e sua sorella in quella circostanza lasciarono Rovigo, uno per un convento a Pesaro, l’altra rifugiata a San Martino di Venezze, lei non volle scappare né nascondersi per poter ricevere notizie del figlio.

 

Per questo venne arrestata dalla polizia di Padova il 28 luglio 1944, anche se ci furono dei contrasti tra la questura di Padova e quella di Rovigo, in quanto la signora era ariana per parte di madre ed era stata arrestata senza rispettare l’iter burocratico. Fu quindi portata a Trieste e poi deportata ad Auschwitz, da dove non avrebbe più fatto ritorno. In realtà nulla si conosce su cosa le avvenne: potrebbe anche essere morta in treno, prima di arrivare al campo di concentramento; si suppone con maggiore probabilità che sarebbe stata arrestata non tanto per la sua in parte discendenza ebraica, ma per non aver dato informazioni sul figlio.

 

Molte persone si attivarono per salvare la signora Modena, ma inutilmente: oltre all’arresto e deportazione di Luigia, tutti i beni immobili della famiglia Modena furono sequestrati e trasferiti allo Stato. Sarebbero stati successivamente restituiti al figlio, in quanto la legittima erede non aveva più fatto ritorno a casa. Il 16 aprile 1956 veniva dichiarato lo stato di morte presunta della signora Luigia Gina Modena vedova Colorni.

 

La città di Rovigo le ha dedicato una via dietro al Duomo, al termine con via Badaloni, per ricordare l’ingiustizia dell’arresto e valorizzare il coraggio di questa donna, uccisa nei campi di concentramento per la salvezza del figlio.

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