MAFALDA DI SAVOIA

Roma, 19/11/1902 – Buchewald, 28/8/1944

La principessa italiana che morì in un campo di concentramento

MAFALDA DI SAVOIA

 

Mafalda di Savoia nacque principessa d’Italia, Etiopa ed Albania a Roma il 19 novembre 1902. Figlia di Vittorio Emanuele III e di Elena del Montenegro, Mafalda Maria Elisabetta Anna Romana, aveva ereditato dalla madre il senso della famiglia, i valori umani, la passione per la musica e per l’arte. Trascorse la sua infanzia nell’ambiente familiare accanto alla madre e alle sorelle Giovanna, Jolanda e Maria Francesca, con le quali, durante la Prima Guerra Mondiale, seguì la madre nelle frequenti visite ai soldati negli ospedali militari.

Nel 1925 sposò il principe tedesco Filippo, Langravio d’Assia-Kassel, che, per pochi mesi del 1918, fu re di Finlandia e Carelia. In quegli anni si affermava in Italia il partito fascista, ben visto da Mafalda, mentre Hitler le conferì la croce al merito per la nascita dei suoi quattro figli (Maurizio, Enrico, Ottone ed Elisabetta D’Assia) ed assegnò a suo marito Filippo un grado nelle SS e vari incarichi.

Nel settembre del 1943, alla firma dell’armistizio con gli alleati, Badoglio e il re trasferirono la capitale al Sud, ma Mafalda seppe degli eventi mentre era in Romania per assistere la sorella Giovanna col marito in fin di vita. Dopo i funerali del cognato, decise di rientrare a Roma per ricongiungersi con i figli e la famiglia, nonostante i possibili rischi e con un viaggio rocambolesco con mezzi di fortuna, il 22 settembre 1943, riuscì a raggiungere Roma.

Fece appena in tempo a rivedere i figli: la mattina del 23 venne chiamata al comando tedesco con la scusa di una telefonata del marito, ma era un tranello, poiché Filippo era già nel campo di concentramento di Flossenbürg. Mafalda venne subito arrestata e imbarcata su un aereo con destinazione Monaco di Baviera, fu trasferita poi a Berlino e infine deportata nel Lager di Buchenwald, dove venne rinchiusa nella baracca n. 15 sotto falso nome (Frau von Weber) e con una compagna di camera, la signora Maria Ruhnan, perché la spiasse.

Nell’agosto del 1944 gli anglo-americani bombardarono il lager: la baracca in cui era prigioniera la principessa fu distrutta e lei riportò gravi ustioni e contusioni varie su tutto il corpo. Dopo quattro giorni di tormenti, a causa delle piaghe non curate, insorse la cancrena e le fu amputato un braccio, ma poi fu lasciata morire dissanguata: era la notte del 28 agosto 1944.

Il suo corpo, grazie al prete del campo, padre Tyl, non venne cremato, ma messo in una bara di legno e seppellito in una fossa comune. Dopo la liberazione, i marinai di Gaeta ne ritrovarono i resti, che oggi riposano nel castello di Kronberg ad Assia.

 

Annunci