MARIA FELICITA BASEGGIO

Ferrara, 5/5/1752- Rovigo, 11/2/1829

Una mistica in odore di santità

maria felicita basseggio

Anna Clara Giovanna Baseggio, di Giuseppe e Felicita Cadini, nacque a Ferrara il 5 maggio 1752 da una famiglia di artisti di origine veneziana: il padre era uno scultore del legno, lo zio Massimo pittore, i fratelli Antonio e Sante anch’essi scultori. Sante era anche ingegnere e progettò per Rovigo l’Accademia dei Concordi e il Teatro Sociale. Tutti nella famiglia Baseggio erano istruiti, ad eccezione di Anna, che fu mandata a casa dello zio Massimino, a Ferrara, per avviarla all’arte della doratura e poi, a dieci anni, in un’altra famiglia a perfezionarsi. La Baseggio per ragioni di lavoro soggiornò in varie città italiane, finché, nel 1776, arrivò a Rovigo.

Intanto maturava in lei la vocazione per la vita religiosa che la porterà a prendere i voti, nonostante la forte opposizione del fratello Sante, divenuto il capofamiglia dopo la morte prematura del padre a 48 anni nel 1775. Il 10 ottobre 1783 entrò come educanda nel convento delle Terziarie francescane della città, comunemente chiamate Le Muneghete, e l’anno seguente vestì l’abito religioso col nome di suor Maria Felicita Fortunata. Divenuta suora, manifestò ben presto la propensione alla vita contemplativa e il dono di prevedere il futuro, che le fece predire la caduta della Repubblica di Venezia ed il breve regno di Napoleone. Nominata madre superiora, avviò una corrispondenza epistolare con i prelati, mentre prese l’abitudine di annotare e raccogliere i maggiori avvenimenti e di comporre anche qualche breve poesia.

Quando dall’8 giugno 1805, per decreto napoleonico, vennero soppresse molte case religiose, tra cui anche le Muneghete, Maria Felicita chiese di essere accolta fra le Eremitane di sant’Agostino ma, soppresse anche queste nel 1810, trascorse il resto dei suoi giorni presso vari parenti. Suor Baseggio non godeva solo del dono delle stimmate – “cinque bolle rotonde” impresse nel suo petto a forma di croce, ricevute all’età di 18 anni durante la preghiera in Duomo di Rovigo -, e delle capacità profetiche, ma pare avesse anche frequenti visioni di Gesù Bambino, il “Bambolo” come lo chiamava lei. I suoi carismi li adoperava per la sua ascesi, ma anche in favore della chiesa, della sua città e della sua gente, che le era devotamente riconoscente.

Alla notizia della morte, avvenuta l’11 febbraio 1829, dopo due giorni di agonia, tutta la città si commosse, riconoscendole le elevate virtù cristiane, e le tributò i sommi onori con solenni funerali. La salma, prima tumulata nel cimitero, dal 1995 riposa nella chiesetta delle Suore Ancelle della SS. Trinità. Nello stesso anno è iniziato il processo canonico per la sua beatificazione.

Annunci